Trireme

Le prime tracce di triremi compaiono nella Ionia attorno al 550 a.C. e vennero presto adottate anche dal resto dei Greci. Furono utilizzate dalle flotte dei fenici, dei romani e dei persiani e la loro diffusione continuò ad ampliarsi e prolungarsi fino alla fine del Medioevo.

Una trireme raggiungeva i 40 m. circa di lunghezza, 4 m. di larghezza, un pescaggio medio di 1 m ed un peso di 240 tonnellate.

triremeEra dotata di un albero dotato di una singola vela rettangolare o triangolare, e sulla prua era posizionato uno sperone in legno rivestito in metallo (rostro) utilizzato per speronare ed agganciare le navi avversarie permettendone l’arrembaggio.

L’equipaggio era composto da circa 200 persone, di cui 160 erano rematori disposti su tre file sfalsate (da cui il nome trireme). I restanti, oltre ai 4/5 ufficiali ed agli addetti alla vela, erano combattenti suddivisi tra arcieri e fanti dotati di lancia e giavellotti.

Essenziale per la propulsione era la sincronizzazione del ritmo di voga, scandito da un ufficiale.

I rematori solitamente non erano schiavi ma cittadini appartenenti ai ceti più bassi della società. A differenza di quanto si crede il trattamento loro riservato non era disumano né inutilmente crudele, e venivano adeguatamente sfamati e dissetati in quanto un equipaggio di rematori scontenti e fisicamente deperiti non trireme 1avrebbero sicuramente costituito un buon motore per la propulsione della nave. Anche l’igiene dei banchi e delle corsie doveva essere necessariamente curata per evitare che l’equipaggio venisse falcidiato da epidemie di colera o simili. Inoltre lo sforzo maggiore richiesto loro riguardava le manovre in combattimento, mentre durante i semplici spostamenti si preferiva, se possibile, utilizzare la vela.

La trireme vantava per l’epoca una grande maneggevolezza e velocità grazie al suo peso relativamente leggero ed alla propulsione a remi. Il suo basso pescaggio le permetteva di poter essere facilmente tirata in secca.

Le sue caratteristiche improntate alla velocità ne sacrificavano la robustezza, impedendole di navigare in mare aperto e le sue dimensioni ridotte non consentivano il trasporto di carichi ingenti.

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